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Regime di fatturazione ordinario

Cos’è e come funziona l’inquadramento principale per i liberi professionisti

Eccoci nel campionato di serie A, di chi ha un’attività ben avviata ed è ormai perfettamente padrone della propria situazione finanziaria: sì, parliamo di quei professionisti che aderiscono al regime ordinario per la propria fiscalità. Si può vedere il regime ordinario, infatti, come segno della maturità di un lavoratore autonomo, che è partito nel suo percorso dalla prestazione occasionale, per comprendere se poteva reggersi sulle sue gambe, e poi approdato al regime forfetario (o, qualche anno fa, al regime dei minimi) per far crescere la propria attività e consolidarsi sul mercato. È importante, infatti, avere una visione di lungo periodo, una programmazione di entrate e uscite, avere – come si dice – il polso della situazione per poter veleggiare tranquillamente nel mondo del regime ordinario. Vediamo insieme quali sono gli aspetti principali da conoscere di questo regime fiscale, complicato è vero, ma che permette una grande libertà di azione.

 


Indice dei contenuti:

 

Chi deve aderire al regime ordinario? Non solo i professionisti

Iniziamo con il comprendere chi può aderire al regime ordinario e chi, invece, ne è obbligato: in generale i professionisti non sono tenuti, da subito, a sottostare a questo regime (abbiamo visto infatti le possibilità della prestazione occasionale e del regime forfetario), ma superata la soglia dei 65.000 € annui di reddito occorre obbligatoriamente passare in questa categoria.

Tra le figure che potrebbero interessarci, quindi legate alla sfera della libera professione, ecco tutti i soggetti che devono aderire obbligatoriamente a questo regime fiscale:

  • Persone fisiche che esercitano attività commerciali
  • Società di persone (s.n.c. e s.a.s.)
  • S.p.A, S.r.l., S.r.l.s., S.a.p.a., società cooperative e mutue assicuratrici
  • Liberi professionisti che non possono più rientrare nel regime forfetario perché: superano la soglia dei 65.000 € annui di reddito, come abbiamo detto; oppure superano la soglia di 5mila € annui dei costi per dipendenti e collaboratori; hanno acquistato beni strumentali per un importo superiore a 20mila €
  • Per i professionisti c’è un’ulteriore suddivisione, perché fino a un reddito di 400.000 € per la vendita di servizi e fino a 700.000 € negli altri casi, questi possono aderire al regime ordinario semplificato, che consente di risparmiare qualche adempimento

Insomma, parliamo di chi svolge attività con grossi guadagni e di chi fa un’attività commerciale, che quindi ha continue spese e relazioni intense con i fornitori: ha quindi senso che entrate e uscite siano da bilanciare per quanto riguarda la determinazione dell’utile di un’attività, perché utilizzare il forfait per determinare l’imponibile non sarebbe realistico per chi appartiene a queste categorie. 

 

 

Cosa comporta il regime ordinario in materia di obblighi e adempimenti?

Il regime ordinario è vissuto un po’ come uno spauracchio da chi ha una partita IVA proprio a causa dei tanti obblighi da espletare, tra i quali dobbiamo considerare:

  • la dichiarazione Iva da effettuare all’Agenzia delle Entrate
  • il versamento dell’Iva mensile o trimestrale
  • la compilazione del modello ISA (cioè gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale, i vecchi studi di settore per intenderci)
  • la conservazione dei registri e dei libri

Non si tratta di adempimenti semplici da gestire, perciò avere accanto un bravo commercialista è fondamentale: sicuramente si tratta di un costo fisso che incide in maniera significativa, ma è sostanzialmente impossibile districarsi tra le diverse normative senza l’aiuto di questa figura, per non parlare di come gestire al meglio spese e detrazioni.

Altro tasto dolente – forse il più detestato da chi ha una partita IVA ordinaria – è la tassazione: la differenza con il regime forfetario è, appunto, l’assenza del forfait. La base imponibile è calcolata così: ricavi – spese; su questa, poi, le tasse sono calcolata in maniera progressiva tramite aliquote IRPEF:

  • 23% per i redditi fino a 15mila €
  • 27% per redditi compresi tra i 15.001 e i 28mila €
  • 38% per redditi tra 28.001 e 55mila €
  • 41% per redditi tra 55.001 e 75mila €
  • 43% per redditi superiori ai 75mila €

Se hai una società devi aggiungere anche il pagamento di IRES - Imposta sul Reddito delle Società e IRAP - Imposta Regionale sulle Attività Produttive, due tassazioni che variano in base alla regione di appartenenza.

Naturalmente c’è anche la questione IVA che, però, non rappresenta un grosso limite perché si versa soltanto la differenza rispetto a quanto incassato e speso: si tratta più di una questione di gestione del proprio capitale, perché bisogna accantonare anche una cifra sufficiente per coprire l’IVA da versare ogni trimestre. 

Oltre questi adempimenti principali, bisogna poi considerare l’obbligo di fatturazione elettronica che, però, riteniamo sia ormai una modernizzazione necessaria: informatizzare le fatture deve essere visto come il primo passo per una gestione sempre più immateriale e snella di queste informazioni, senza contare il risparmio di carta e dell’occupazione fisica di un luogo dove stoccare per anni questi documenti. 

 

 

È sempre meglio il regime forfetario? Non è così vero

C’è poco da fare, a parità di costi il regime ordinario prevede una tassazione più alta.

Proprio qui, però, sta il nodo della questione: ci sono delle ragioni per cui è bene preferire il regime ordinario (semplificato o meno) anche se questo sembra controintuitivo. 

Si tratta di quei professionisti che possono vantare un fatturato molto alto e, unitamente, una percentuale di costi importante, superiori al 50% del fatturato per intenderci. Il regime forfettario, infatti, rimarrebbe preferibile per il livello di semplificazione, ma questo prevede un’imposta del 15% sostitutiva di tutte le altre imposte sui redditi, delle addizionali regionali e comunali e dell’Irap, senza possibilità di detrarre o dedurre nulla dalla base imponibile.

Se dobbiamo sostenere costi fissi significativi – pensiamo ad esempio a chi ha un mutuo o un affitto da sostenere per il proprio ufficio, oppure si vuole avvalere di molti collaboratori – il gioco del forfait non vale più la candela. Ecco perché in apertura abbiamo parlato di “serie A”: fatta salva la categoria di chi ha l’obbligo di aderire al regime ordinario, chi sceglie questa formula per la propria attività è sicuramente qualcuno che vuole espandersi, condividere il lavoro con altre figure, investire sul futuro della propria professione. Il regime ordinario allora non deve più spaventare o preoccupare, ma essere visto semplicemente come la modalità giusta per gestire un’attività in crescita.

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